martedì 4 agosto 2015

Harlem, Manhattan, il quartiere multietnico per eccellenza

A Nord dell'isola di Manhattan, Harlem è sempre stato un mondo a se: 
dopo la sua prima rinascita qualche decennio fa, ora sta vivendo una nuova fase di restyling che, ne sono sicura, ne cambierà il volto.
Harlem ha un'anima tutta sua, una passionalità palpabile ad ogni angolo: 
le persone in questo quartiere sembrano essere più autentiche e spontanee rispetto alla caotica Downtown, ovvero il fulcro dell'attività di Manhattan.
Ad Harlem non è raro vedere ragazzi che giocano a pallacanestro per strada, nei parchi o nei cortili, oppure che aprono e chiudono gli idranti, che ascoltano musica a palla camminando con lo stereo tra le mani: se avete visto il bellissimo film "Do the right thing" del genio Spike Lee sapete cosa intendo.
C'è stato un tempo in cui, mentre Downtown andava a letto, a nord di Central Park si dava appuntamento il meglio dell'avanguardia culturale newyorchese: la cosiddetta "Harlem Renaissance", il movimento musicale, letterario ed artistico che, tra le due guerre, sancì l'esplosione della cultura nera nel più celebre quartiere afroamericano degli States.
Oggi, complice il processo di gentrification che ha invogliato la classe media di Manhattan a migrare nelle antiche brownstone (le tipiche case di questo quartiere) dandosi da fare con lavori di ristrutturazione, Harlem sta vivendo un "secondo rinascimento".
Tra 121 st Street, nella zona delimitata da Lenox Avenue e Frederick Douglas Boulevard, Hamilton Heights e Morningside Heights, l'area di South Harlem (nota come SoHa), hanno preso casa alcuni tra i protagonisti di questa rinascita.
Per non rimpiangere l'epoca d'oro del jazz, ad esempio, basta prenotare un tavolo al Dwyer Cultural Center o all'Apollo Music Café, gli stage preferiti da Craig Harris, uno dei più celebri trombettisti presenti sulla scena internazionale.
Oppure seguire le eccentriche performance di Helga Davis che, sulle orme di Harry Belafonte e Bill Cosby, è una vera e propria habitué del The Gatehouse, il nuovo palcoscenico del leggendario Harlem Stage.
Alla creatività black è consacrato anche un altro imperdibile locale: 
the Studio Museum in Harlem è, dal 1968, un vero e proprio catalizzatore dell'emergente scena artistica afroamericana.
Se ne avete la possibilità, non perdetevi una o più esibizioni serali in questi locali, sorseggiando qualche drink ed immergendovi in un'atmosfera d'altri tempi: gli artisti che salgono sul palco sono tutti bravissimi e vi faranno venire la pelle d'oca.
Vale anche per i non appassionati del genere: non si può restare indifferenti davanti a simili performances!!
Dopo la visita dello spazio espositivo (gratuita il sabato), vale la pena regalarsi un giro nel coloratissimo shop, che vende oggetti ispirati al design: 
sono presenti spesso anche mostre fotografiche degli artisti più in voga a Manhattan.
In materia di acquisti, però, il guru incontrastato dello stile è senz'altro
 Alain-Michel Fagnidi, il designer ivoriano trapiantato ad Harlem che, con il suo gusto etno-chic, ha contagiato le boutique di mezzo quartiere.
Harlem è colore, passione, fuoco dell'anima che scorre nelle vene di questi artisti eclettici e nelle loro creazioni: in nessun'altra parte del mondo percepirete un'atmosfera così surreale e pulsante come in questo quartiere!
Imperdibili, a mio parere, le creazioni della rivoluzionaria fashion-stylist Donna Dove, gli abiti d'ispirazione africana di Bébénoir e gli accessori selezionati da Yenitza Lindsay per i punti vendita di Sociallite Accessories.
In questa corsa all'ultimo trend, all'ultima novità rivoluzionaria, non stupisce il successo dell'acclamato architetto portoghese Luis Da Cruz che, dopo sette anni vissuti a Parigi ed aver maturato l'esperienza di Interior Designer per Pierre Cardin, qui ha scoperto un mondo tutto nuovo d'arredare.
Lo si incontra spesso al French Bistrot Bar Cédric, il modaiolo ritrovo "vip"dove, davanti ad un abbondante piatto di strepitosi mouse-frites, cozze e patatine fritte, hanno già sfilato attori come il grande Samuel L. Jackson e Chris Noth, nonché il celebre rapper Nas.
L'ultima moda per chi viaggia in famiglia, invece, è partecipare ad una delle numerose e bizzarre cerimonie del tè, A Gift of Tea, tenute ad Harlem da Joani Johnson (agiftoftea.com), considerata la massima esperta americana del settore, coautrice con Joa Powell del best seller per bambini The World's special Tea.
A Gift of Tea impazza nei parties più esclusivi di Manhattan ed offre anche servizi di catering, degustazioni, educazione alla cultura di questa bevanda, seminari e feste a tema per un pubblico di bambini, ma non solo: sono in aumento le richieste anche da parte di persone più grandi.
La conoscenza dei vari tipi di tè, di come e dove viene prodotto vengono narrati in modo quasi maniacale, ma mai noioso, proprio come se tutto fosse una fiaba, toccando temi green come il rispetto dell'ambiente, di madre Terra e spesso vengono accesi dibattiti per stimolare le relazioni interpersonali e fare amicizia.
Con oltre 19 anni di esperienza in questo campo, vengono spesso organizzati gruppi di ricerca relativi alle proprietà del tè e delle erbe: per coinvolgere un vasto pubblico, gli argomenti principali di questi workshops and trainings sono la storia del tè fin dalle sue origini, le sue proprietà benefiche ed il modo più corretto per assaporare al meglio una buona tazza di tè, le diverse proprietà legate ai più disparati tipi di questa bevanda.
Interessante, ma solo per appassionati!
Per restare in tema green, risalendo il quartiere da Central Park fino ad Inwood, ci si accorge che qui gli spazi verdi non mancano!
I nostalgici dei telefilm americani apprezzeranno le partite di basket ed i barbecue domenicali del Morningside Park, accanto alla bellissima Columbia University (visitatela, a me è piaciuta un sacco, proprio per l'atmosfera tipicamente made in USA che si respira!) e del Riverside Park, a due passi dal fiume Hudson.
Non si può lasciare Harlem senza aver goduto di una esperienza da brividi: assistere ad una messa Gospel domenicale.
Io sono stata in diverse chiese, ma posso consigliarvi, come faccio sempre, di uscire dai soliti schemi turistici, in modo da evitare lunghe code e quindi cogliere la vera essenza Gospel: recatevi alla Salem United Methodist Church 
in 2190 Adam Clayton Boulevard (7th Ave. at 129th Street) in pieno Harlem! Funzione straordinaria! Non un turista in tutta la chiesa, un reverendo strepitoso che ha tenuto un sermone cantato da pelle d'oca, coro gospel favoloso. E, ovviamente, neanche un secondo di coda per entrare in chiesa.
E' stato bellissimo essere coinvolti in una cerimonia così viva e sentita, ti viene proprio voglia di cantare a perdifiato, liberarti dalle tensioni quotidiane ed abbandonarti alla musica.
E' la musica del Vangelo, che scuote l'anima e fa letteralmente rabbrividire per la spiritualità che emana: il Gospel si cantava nei campi, fra le coltivazioni di cotone diffuse negli Stati del Sud, quando ancora, oltreoceano, la schiavitù era un istituto acquisito.
Per gli schiavi, cantare era come un modo per non sentirsi così lontani da Dio.
NYC pullula naturalmente di chiese nelle quali si intonano cori Gospel: ricordatevi che non siete seduti a teatro, ma in una chiesa, dove i cori vengono proposti per accompagnare la funzione religiosa.
Mi raccomando anche di curare abbigliamento e modi: è opportuno vestirsi in maniera rispettosa, adottando comportamenti educati.
Quindi, d'accordo che siete in vacanza e magari è estate, ma rinunciate alle comodissime infradito, a quella canottiera troppo scollata ed ai pantaloncini troppo corti....ed azionate il cellulare in modalità silenziosa.
Almeno, io la vedo così.
Una funzione con cori gospel richiede un'ora e mezza o addirittura due: 
è scortese andarsene prima.
Secondo la mia esperienza sono ben due le emozioni da non perdere:
 Time Square Church al 1657 di Broadway è una chiesa interconfessionale collocata nel ristrutturato Broadway Theater nel cuore di Midtown Manhattan, di cui fanno parte membri provenienti da oltre 100 nazionalità diverse.
Al suo interno si può ascoltare il canto del Praise Adult Choir per ben quattro volte a settimana.
Altrettanto imperdibile  è il Brooklyn Tabernacle, nato ben 40 anni fa!
Pensate che nel 2013 è stato chiamato a cantare a Washington DC in occasione dell'insediamento del presidente.
Informatevi sempre sui siti delle chiese a proposito dei vari orari e giorni delle funzioni religiose: di solito ogni domenica alle 9, 12 e 15 il Brooklyn Tabernacle rinnova la sua magia al 17 di Smith Street tra Livingstone e Fulton Street a Brooklyn.
Naturalmente, alcune delle chiese più grandi e visitate dai turisti si trovano però ad Harlem:
- Abyssinian Baptist Church, sulla 145 strada, dove la Messa viene celebrata alla domenica dalle 9 alle 11;
- Greater Refuge Temple, 2081 Adam Clayton Powell Jr. Boulevard, le cui funzioni sono programmate alla domenica alle 11, 16 e 19:30;
- Mount Neboh Baptist Church al 1883 della stessa via di prima, dove si ascolta il coro Gospel sempre di domenica alle 8 e alle 11 del mattino;
- Canaan Baptist Church al 132 Ovest della 116° strada tra Lenox & 7th Aves, le cui funzioni ci sono ogni domenica alle ore 8, 11 e 10 in estate;
- Bethel Assembly Gospel, 120° Strada, tra la 5th Av. e Madison, ogni domenica alle ore 8 e 11.30.
Last but not least, una visita a parte merita la famosissima cattedrale di St. John the Divine, nel cuore di questo quartiere.
Queste le funzioni più gettonate dai turisti!
Una appassionata di dolci come me non poteva non consigliarvi una pausa golosa, per colazione o per merenda, vi pare?
Meglio arrivare ad una funzione religiosa appagati e felici, pronti ad ascoltare la voce del Signore con la pancia piena!
Le torte di Make My Cake sono una sicurezza per gli amanti dei dessert: 
questo è un vero e proprio tempio di pie, cake, cupcake, cheesecake, gelati, biscottini di pasticceria, fondato dalla mitica "Ma Smith" e portato alla fama dalla famiglia di Aliyyah Baylor, pasticcera unica e bravissima ed anche molto simpatica e disponibile ad incontrare turisti da tutto il mondo.
La sua Red Velvet Cake è stata la protagonista indiscussa delle mie colazioni durante le mie giornate ad Harlem e si narra essere anche lo stop preferito- confessano i partecipanti- di ogni food tour organizzato da Taste Harlem Tours (tasteharlem.com), che vi consiglio di intraprendere per immergervi completamente nella tipica atmosfera di questo quartiere.
Dove si possono incontrare le comunità multietniche ad Harlem, storica miniera di ricchezze socio-culturali a rischio di estinzione?
Little Senegal: la comunità senegalese e gli immigrati originari dell'Africa Occidentale vivono nell'area che gravita intorno alla West 116h Street, compresa tra St. Nicholas Avenue e Morningside Park.
Spanish Harlem: l'ex enclave siciliana che diede i natali ad Al Pacino, dagli anni '50 ospita "El Barrio", il quartier generale della numerosa comunità protoraci situata tra l' Harlem River, East River, East 96h Street e la 5th Avenue.
Quisqueya Heights: così è soprannominata dai suoi abitanti questa zona prevalentemente dominicana di Washington Heights, compresa tra la West 155th Street e la West 200th Street.
Le persone di queste comunità sono molto aperte e gentili, soprattutto se siete turisti poco chiassosi e rispettosi: educazione, cordialità e sorrisi sinceri prima di tutto.
Fermatevi in qualche bar o ristorante della zona per assaporare al meglio la vita di chi ad Harlem ci vive davvero: se vi prendono in simpatia, non la finiranno più di raccontarvi le loro vite, com'era Harlem prima e come è in evoluzione continua adesso, di quanto sia bello vivere in questa zona rispetto alla Manhattan che tutti conoscono.
Sì, perché sono comunque ancora pochi i turisti che decidono di avventurarsi a nord di Manhattan: qui la fratellanza tra persone della stessa comunità è qualcosa di sacro.
Certo, come dappertutto esistono criminalità, rivalità e quartieri poco raccomandabili e pericolosi: un turista che si rispetti deve sempre mettere al primo posto la propria sicurezza, viaggiando sicuro, facendo attenzione a ciò che lo circonda, evitando situazioni spiacevoli e portando con se solo cose semplici e prive di valore.
Devo ammettere che io mi sono sempre sentita al sicuro girando per le vie di Harlem o Manhattan in generale, non ho mai percepito situazioni o persone potenzialmente pericolose.
In ogni caso, tenete sempre gli occhi bene aperti, ma questo vale anche a casa.
Appena superati i confini di Harlem, all'estremità settentrionale di Manhattan, i più curiosi troveranno molto interessante The Cloister, la sezione del Metropolitan Museum of Art (MET) dedicata all'arte ed all'architettura europee medievali.
Davvero affascinante!
All'interno del Fort Tryon Park, il museo è un mix architettonico che incorpora gli elementi di cinque chiostri del sud della Francia, risalenti al periodo compreso tra il XII e XV secolo.
Oltre ad ammirare le circa 5.000 opere esposte, tra cui arazzi, dipinti, sculture e manoscritti miniati, vi consiglio una passeggiata negli splendidi giardini con vista sull'Hudson!!
Un luogo ameno ed incantevole, lontano dal caos delle zone centrali!
Si respira un'atmosfera di pace e serenità, monastica, appunto.
E' una attrazione defilata, oserei dire "di nicchia", lontana da mete turistiche più papabili, ma che per me merita ugualmente una visita: se vi trovate da queste parti e volete trascorrere un tranquillo pomeriggio di relax, 
The Cloister farà al caso vostro.
Vi meritate ovviamente anche una sosta alla caffetteria ricavata nel chiostro Trie: ricordatevi che il biglietto per The Cloisters include nello stesso giorno anche l'ingresso al MET, museo strepitoso da non lasciarsi sfuggire!!
E se al termine di questo tour per le vie di Harlem, oltre all'anima, l'intenzione è di nutrire anche lo stomaco, la scelta fra i locali che propongono "soul food" di certo non vi deluderà!!
I miei consigli?Nel prossimo post!!

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